martedì 27 novembre 2018

MORENA PELLICCIARI: un piccolo contributo al suo BLOG

Morena Pelliciari, figlia di Ermanno Pellicciari  (di cui riporto subito  una delle sue belle foto), mi ha riportanto una bellissima testimonianza di un mondo fatto di persone e di rapporti che ormai si sta spegnendo ma che, proprio con queste testimonianze e ricordi possiamo consrvarne la memoria.
 
 
Mi scrive Morena il:
 

Salve. Mi chiamo Morena Pellicciari e mio padre Ermanno, che ora purtroppo non e' piu' con noi, e' nato e cresciuto ai Mulini Nuovi.  Classe 1930, figlio di Giovanni (muratore) e Maria (la Marièta) Fiorani.
Tanti i racconti e gli aneddoti sul "borgo" natio al quale era ancora molto legato nonostante nel 1954, dopo il matrimonio con la mamma Maria (la Mariina), "emigro' " ai Torrazzi.
A proposito di Marie e Scutmai... nella casa natale di papa' in quasi tutte le famiglie c'era una "Maria" e da qui la necessita' di riconoscerle, quindi la nonna era la "Marieta" poi c'era "al Mariol" la Mariina... e cosi' via
Tra i suoi racconti di infanzia e adolescenza che rimangono nei miei ricordi ci sono, ovviamente, quelli legati alla famiglia e alle "radici".
Il nonno Giovanni, muratore colto sapeva leggere e leggeva, come dicevano i vicini di casa, al "foi' dre da la masa" e con la nonna seguiva l'Opera.
Papa' era il piccolo di famiglia e ultimo di 4 fratelli, Libera, Libero, Ermanna e lui, Ermanno.
Il nonno Giovanni voleva che "studiasse" e gli fece fare le scuole medie, quelle che allora si chiamavano Avviamento anche perche' gli avevano detto che il papa' era molto portato al disegno e secondo la logica delle cose utili, gli fece studiare disegno..... meccanico..... .

Per quanto mi e' dato ricordare dai racconti di papa', nonno Giovanni fu tra i fondatori della Cooperativa dei Mulini Nuovi, che mi disse fu anche data alle fiamme tra gli anni venti e trenta per questioni politiche.  
Papa' era un' "artista" amava disegnare, dipingere e scrivere.
Fondo' con alcuni amici del borgo "il Piletto" una sorta di "rivista" che prese il nome dal paracarro dove lui e gli amici si ritrovavano la sera.

Sportivo, giocava a ping pong, pattinava e gli piacevano i motori...
Leggendo il Blog ho risentito mio padre nominare il calzolaio Calice e la moglie ...la Calicina...la famiglia Po', gli amici: i Siti, i "Cavana"  ... di sicuro poche cose a quei tempi ma tanta solidarieta'...

Le allego tre foto che ho ritrovato tra le sue cose: in una c'e' un gruppo di giovani con la maglia col nome "Bruni". Se non sbaglio dovrebbe essere il nome di un circolo sportivo.
Su quella con la squadra di calcio sul retro c'e' l'annotazione "squadra dei Mori" vincente 2 a 1.
La terza penso sia una squadra di pallavolo. Se ritiene possano essere attendibili le pubblichi pure.

Del mio "divagare" faccia quello che ritiene meglio. Ho scritto quello che ricordo dei racconti di papa' col la speranza che leggendo qualcuno ancora ricordi e pubblichi a sua volta qualcosa che ci aiuti a tenere vive le nostre memorie, e con esse, chi non e' piu' tra noi.
Concludo dicendoLe che mio padre conosceva il signor Emo, che ho avuto il piacere di conoscere anche io nella mia breve attivita' di volontaria all'Avis.
Ringraziandola ancora per questa bella iniziativa la saluto cordialmente.
Morena Pellicciari

Cara Morena, non so come ringraziarla del racconto che ha fatto di questa storia dei Mulini Nuovi che pia piano, a causa del tempo che infierisce ingenerosamente, si sta perdendo. Mia madre Martina è morta tre anni fa e mia zia Carla lo scorso anno. Erano rispettivamente del '27 e del '37. Conoscevano sicuramente Ermanno come l'ho conosciuto io attraversi racconti di mio padre Emo (che non c'è più dal 2007) e di mia madre. Se ci fossero ancora, sicuramente potrebbero raccontarmi tante cose sulla sua famiglia.
Le foto sono molto belle e le dirò che diverse di quelle persone le ho riconosciute visivamente senza poterne ricordare il nome. Ma da questo momento inizio la ricerca e  sono sicuro che riusciamo a individuarne l'identità che poi, sicuramente, è stata condivisa.
Eros

 
ECCO LE SUE PRIME TRE FOTOGRAFIE
 
Gruppo di giovani con la maglia col nome "Bruni". Se non sbaglio dovrebbe essere il nome di un circolo sportivo. Sì era il Circolo sportivo dei Mulini Nuovi. Non ricordo a quale persona si riferiva. Cerco di saperlo
 
Sul retro della fotografia di questa squadra di calcio c'e' l'annotazione "squadra dei Mori" vincente 2 a 1.
Il terzo da sinistra in piedi è mio zio Romano del '29, il quarto da sinistra in ginocchio è mio zio Ivano e il quinto da sinistra tra quelli in piedi e quelli seduti è Cavalletti Giuseppe ( credo il nome sia quello, erano tre fratelli. Uno, credo Brenno, lavorava al Conad di via Formigina fino a qualche tempo fa e uno ( mi pare Folco dell'età di mio padre) era andato in Sicilia a lavorare. C'ancora Brenno che spero di rivedere presto.
 
 
Squadra di Pallavolo - anni 50°?

 

 

 
 

Si gioca a Ping Pong. Un aneddoto. Anche noi più piccoli si giocava a Ping Pong nella sala da ballo dei Mulini Nuovi, in cooperativa. Due racchette, una sola pallina ed eravamo in un centinaio tra piccoli (10 anni ) e grandi  (16 circa). Finito diu giocare si lasciava sul tavolo racchette e pallina e chi arrivava...le trovava e GIOCAVA.
Stessa c osa avveniva per gli SCATTINI. Ce ne erano circa una ventina mdi numeri diversi e regolabili ed erano semrpe li!
 
 






 
Una festa sui prati...
 


Ermanno con una persono che ho conosciuta e vista mille volte amica di mio padre

 
Un riposo dopo la partita. Ermanno a sedere a destra
 
 
Ancora Ermanno, primo da sinistra, con gli amici



Signor Eros..... Ormai mi ha coinvolto in questa maratona di ricordi... e chi mi ferma piu'. Sono andata a curiosare negli album dei miei genitori... ho trovato altre foto che quasi sicuramente sono state scattate ai Mulini Nuovi, anche se purtroppo io non posso esserne piu' cosi' sicura, visto che sia papa' sia la mamma non possono piu' confermarlo. Tra tutte quelle che ho trovato le giro quelle in cui Ermanno era in compagnia di altri abitanti del borgo.
OIltre a Ermanno, primo in piedi da sinistra, il terzo si chiamava Osvaldo, il quarto non ricordo il nome ma, non vorrei dire una sciocchezza lo chiamavano Patacaun. Il quarto era Orazio il fornaio. Seduti da sinistra il secondo è Siti che appoggia la mano sulla spalla di Romano Valenti mio zio... Riconosco anchje altri e nei prossimi giorni credo che riuscirò a indicarne il nome.
 
 
Mi sembra che il primo a sinistra in piedi ( lo sposo ) sia Rolando detto al Bofel, (il buffalo) amicissimo di mio padre ed aveva dopo la guerra un negozio per radio e televisori alla Crocetta.  In ginocchio al centro Siti con il figlio Walter assieme a Pelliciari Ermanno alla sua sinistra, credo. ........Insomma un mondo.
 
Ermanno Pelliciari con le sue donne davanti alla Polisportiva A. Bruni



"...Papa' , dice Morena Pelliciari (Ermanno Pellicciari) era un' "artista" amava disegnare, dipingere e scrivere.
Fondo' con alcuni amici del borgo "il Piletto" una sorta di "rivista" che prese il nome dal paracarro dove lui e gli amici si ritrovavano la sera.  Sportivo, giocava a ping pong, pattinava e gli piacevano i motori...
.....papa' e' nato e cresciuto ai Mulini Nuovi. Poi nel 1954 ha sposato la mamma, di Soliera (Secchia) e si e' trasferito ai Torrazzi dove e' nato mio fratello. Negli anni sessanta si sono trasferiti in centro a Modena dove sono nata io.
Morena Pelliccciari
 
Grazie Morena per il tuo contributo.
 
 
 
 
 
 

lunedì 26 novembre 2018

VIE D'ACQUA AI MULINI NUOVI

Ricevo da Maurizio Bonnettini, che ringrazio,  questo bel ricordo della sua vita trascorsa ai Mulini Nuovi


Ho vissuto per 30 anni ai Mulini Nuovi, precisamente a Ca’ Picarein, e il canale Naviglio ha

fatto parte della mia vita di bimbo, adolescente e adulto. Un altro canale passava per il borgo, era il Soratore. Questo, poco dopo aver oltrepassato il Mulino del Borgo, confluiva e confluisce anche oggi nel Naviglio. Negli anni ’70-’80  sono stati coperti entrambi proprio fino al punto di confluenza.

Il rapporto con questi canali era molto stretto. Un primo ricordo va all’osservazione che noi abitanti del luogo facevamo delle acque. Col passare del tempo diventavano sempre più sporche e inquinate a causa della crescente urbanizzazione e industrializzazione (ricordo molto bene come in certi momenti le acque assumevano vari tipi di colore).

Quando ancora non c’era molto inquinamento si utilizzavano le acque per irrigare gli orti che si moltiplicavano in prossimità del canale Soratore. Anche mio padre ne aveva uno e io ero molto contento quando potevo aiutarlo. Naturalmente i prodotti della terra, oltre a soddisfare il bisogno personale, venivano condivisi con altre famiglie.

Ricordo anche un’altra via d’acqua proveniente dalla campagna che confluiva nel Soratore.

Nel suo percorso a monte era presente la cosiddetta “fossa” dove i ragazzi più grandi si divertivano a fare il bagno, forse non curanti del pericolo. Era comunque un luogo di ritrovo in cui si poteva giocare e socializzare, contenti di vivere momenti felici.

In questo piccolo canale c’erano dei pesci, in particolare ricordo i pesci gatti. Alcuni dei residenti li pescavano utilizzando la rete che veniva calata dal ponticello in ferro, presente sullo stradello Soratore proprio alla confluenza delle acque.

Purtroppo, oltre ai pesci, nei canali si vedevano nuotare anche i topi che venivano presi di mira da chi possedeva una carabina. Stando sul ponte si faceva a gara nel colpirli.

Se le acque erano amiche, diventavano anche nemiche e minacciose nei periodi di piena. Un ricordo particolare va all’alluvione del 1966 quando anche i nostri due canali strariparono; l’acqua arrivò nel cortile di casa nostra e invase gran parte della campagna circostante, tanto da sembrare un lago.

Un’opera molto importante che ho visto concretizzarsi negli ultimi anni fu la realizzazione del depuratore delle acque in località Bertola. Fu motivo di grande gioia rivedere le acque pulite prive in gran parte delle impurità. Se ci si reca sul posto il contrasto fra l’acqua che entra nell’impianto e quella che esce è evidente ed è bello vedere come nell’acqua pulita nuotano le anatre.
                                             
                                                                                                      Maurizio Bonettini
Grazie Maurizio




Lavandaie sul Naviglio. Primi del 900

NAVIGAZIONE MODENESE”, IL NAVIGLIO ED ALTRE VIE D’ ACQUA
Il Naviglio di Modena è stata la principale idrovia estense e la sua navigabilità, continuata fino a circa il 1923, venne sfruttata quasi ininterrottamente dal 1198 e, con ogni probabilità, ancor prima per la costruzione del Duomo (XII secolo).
 
La navigazione era diffusa capillarmente erappresentava il mezzo di comunicazione più comune nella bassa pianura reggiana e modenese, come in tutta la Pianura Padana dove il Po, il Panaro e il Naviglio di Modena costituivano le vied’acqua principali.
 
Molti navigli erano però percorribili solo durante i mesi invernali o facevano parte di percorsi misti, per terra ed aquam, per la navigazione non solo per mezzo di Burchielli, Bucintori e Peote (natanti a fondo piatto simili a quelli lagunari usati per il trasporto merci e di nobili), ma anche imbarcazioni comuni come Sandali, Battelli e Zàtere.
Per transitare sul Naviglio le imbarcazioni non dovevano superare i 23 mt di lunghezza, i 4,5 mt di larghezza e le 50  tonnellate di carico. Nella seconda metà del ‘500 la Darsena di Modena era posta dentro le mura  dell’ Addizione Erculea (ampliamente urbanistico delle vecchie mura voluto dal Duca Ercole II d’ Este) nella contrada del Naviglio, di fronte al palazzo Coccapani – D’ Aragona; e trasformata nel  700 da Francesco I d’ Este in un sontuoso Porto delle Navi arredandola con statue e marmi. 
 
Nel 1830 Francesco IV fece scavare nel sobborgo di Porta Castello una nuova darsena poi interrata nel 1859 in sostituzione dell’ esistente.
In quegli anni, con la scomparsa dell’ ultimo canale scoperto  entro le mura cittadine, fu costruita nella zona nord della città, un’ ampia strada di accesso, oggi Corso Vittorio Emanuele II.
 
A partire dalla darsena del 1830 il Naviglio lambiva il borgo marinaro della Bertola, proseguiva verso i Mulini Nuovi ed Albareto e quindi verso Bastiglia e Bomporto fino a confluire nel fiume Panaro.
 
Lungo questo tratto appena descritto le barche superavano un dislivello di 7 mt di quota lungo un percorso lungo appena 15 km.
 
A Bomporto cominciava la navigazione del Panaro chiamato un tempo Canale di Modena , costeggiando la Riviera, un  susseguirsi, tra Solara e Camposanto, di splendide e lussuose ville affacciate sul fiume.
 
Nei pressi di Finale Emilia il fiume si divideva in due rami, dei quali solo quello in direzione nord navigabile (verso Scortichino e Malcantone).
A Bondeno la navigazione percorreva l’ antico alveo del Po di Ferrara e alla Stellata raggiungeva il Po che poteva essere risalito verso Cremona, Mantova o ridisceso verso Venezia e i porti del Mare Adriatico, tutte località con cui Modena, ancora nell’ ‘800- ‘900, scambiava merci sfuse;
in particolare: sale, granaglie, legname, carbone, marmi e pietre da costruzione.
 
Nel 1923 approdarono nel porto di Modena le ultime barche e nel 1936 la darsena del Naviglio venne interrata cancellando così ogni testimonianza visibile di quella che fu la Navigazione Modenese.
 

 Ringrazio il CAI di Sassuolo da cui ho tratto questa bella narrazione
 
Curiosità Modenesi. A caccia del percorso e della storia del Naviglio
Prima della costruzione della Autostrada del Sole, la principale via di comunicazione era il canale Naviglio, fondamentale per la città di Modena e per la sua economia. Scopriremo oggi il ruolo di questo canale e tutto ciò che non conoscete della Modena dei canali. 

Ci fu un tempo in cui Modena assomigliava molto più a Venezia che ad una città emiliana, infatti era ricca di canali che scorrevano sia all’interno che all’esterno delle mura cittadine. Il Naviglio rappresentava il fiume più importante e si trovava poco oltre l’ingresso del Palazzo Ducale, presso la “casa delle acque”. Si trattava di un grande bacino sotterraneo che si trovava sotto il palazzo dei duchi Estensi, e confluiva in Canalchiaro e poi da lì raggiungeva sia la Modella che Canalgrande, giungendo a Canale d’Abisso e Baggiovara. 

Prima dell’edificazione del Palazzo Ducale al suo posto vi era un castello, o per meglio dire una serie di rocche costruite in tempi diversi, che erano circondate da un fossato con acqua, alimentato dal Naviglio stesso. Le acque del Naviglio erano alimentate fuori dalle mura dal canale Pradella e Diamante. Tutt’oggi è identificabile il percorso del Naviglio fuori le mura con la via Attiraglio, anche se le dimensioni della via sono inferiori a quelle del canale originario, dato che il nome Naviglio, indicava il “canale delle Navi”.

Il canale Naviglio rimase scoperto fino a metà del 1800, quando fu deciso che le strade ferrate prendessero il posto dei canali, a causa di problemi igienici e fognari. Infatti dal 1858 il tratto fognario divenne sotterraneo, tuttavia oggi è identificabile il porto di partenza del Naviglio con il Palazzo Coccapani, ossia con il numero 59 di Via Vittorio Emanuele





IL CANALE NAVIGLIO
Non si conosce la data certa di costruzione del Canale Naviglio, ma fra
il 1000 e il 1100 ne viene citata l’esistenza in documenti scritti.
Il canale costituiva il naturale deflusso delle acque della Mutina romana


ma, recapitandole nella bassa pianura priva di un drenaggio efficiente,
provocava impaludamenti; è quindi ipotizzabile che già in epoca romana
si sia proceduto alla regolarizzazione del suo corso.
Mentre il tratto da Modena a Bastiglia segue un percorso naturale, il
tratto da Bastiglia a Bomporto non ricalca le direttrici idrografiche generali,
orientate da sud-ovest a nord-est, ma ha direzione est-ovest, ed è
completamente artificiale.
Il motivo di tale cambio di direzione fu quello di portare le “acque alte”
(quelle provenienti dall’alta pianura) nel Fiume Panaro perché proseguendo
verso nord non avrebbero trovato un punto di arrivo al mare. La
tecnica di separazione delle acque alte da quelle basse è ancora oggi
ampiamente usata nella bonifica territoriale (diversione).
Nel 1400 il Canale Naviglio era perfettamente funzionante e non aveva
solo compiti di scolo, ma anche di via navigabile potendo collegare Modena
con il Mar Adriatico attraverso il Panaro e il Po.
 
Le condizioni di navigabilità erano cattive per lo stato dell’alveo e per la
scarsa quantità d’acqua nel periodo estivo; riceveva infatti le acque dei
canali di Modena e di S. Pietro, convogliate dai fiumi Secchia e Panaro
dalle prime colline, e quelle sfocianti dalle risorgive a sud della città che
alimentavano una serie di canali minori. Tutti questi, una volta in città,
si univano per formare il Naviglio che la lasciava da Porta Castello, la
Porta nord, e che da questo punto poteva essere percorso dalle barche.
Per regolarizzarne il deflusso idrico in modo da permettere la navigazione
vennero costruiti nel tempo, soprattutto in epoca ducale, una serie di
manufatti lungo il suo corso.
Il Canale Naviglio ebbe grande importanza per i commerci nei secoli XVI
e XVII, periodo con vie di comunicazione poco efficienti, e nel secolo
XVIII, attraverso lo sviluppo dell’area “portuale”, l’attività dei mulini lungo
il suo corso e la strada sopraelevata carreggiabile che veniva utilizzata
per l’attiraglio delle barche (il traino controcorrente con cavalli).
 
L’attracco delle barche avveniva fuori le mura, ma nel 1600 venne iniziata
la costruzione di un porto fluviale o Darsena interno alla città,
entrato in funzione nel 1650, lungo l’attuale Corso V. Emanuele II, dove
il canale, coperto nel percorso cittadino, riemergeva.
All’inizio del 1900 la Darsena, trasferita poco prima fuori le mura, abbattute
per la realizzazione della ferrovia, costituiva ancora un’area di
intensa attività commerciale e artigianale, dotata dei primi opifici industriali,
delle case dei lavoratori portuali (facchini, fabbri, barcaioli), delle
osterie e della guarnigione militare.
Con la costruzione della ferrovia e l’inizio dell’epoca industriale la navigazione
perse progressivamente importanza e nel 1923 l’ultima barca
attraccò alla Darsena. Il tombamento del canale, già avvenuto fino alla
ferrovia, venne completato da questa fino al punto in cui è oggi coperto,e la Darsena interrata nel 1931.Oggi il Canale Naviglio, pur essendo pur essendo ancora classificato come navigabile, ha la solo funzione di scolo.

 
ARingrazio A.I.D.M.E.D Per il racconto prestato)





 








La Baracheina ed Pirein e d'la Lidia so muiera

 
Sono riuscito attraverso l'ANPI di Modena a recuperare questa foto dell'inaugurazione del Cippo dei partigiani caduti dei Mulini Nuovi, dove si intravede al di la del ponte sul Naviglio La barachine di Pirein, di sua moglie Lidia e della figlia Luciana, Questo per noi ragazzi era un punto di riferimento per tutto. Per chi partiva e per chi arrivava. Oltre che per giocare. Ricordo che, come mia detto Luciana, Pirein aveva piantato due rubinie  sulla sponda del Naviglio ad ovest, per fare ombra alla Baracchina. Utilizzando quelle due rubinie avevavmo fatto un'altalena cosi grande che quasi, con il culo  si era in mezzo al canale.

Come dicevo sullo sfondo si intravede la baracchina di Pirein






Questo cippo ricorda alcuni partigian dei Mulini Nuovi amici di mio padre e di mia madre anch'essi partigiani






 

giovedì 8 novembre 2018

Il "CALICE" in cooperativa mentre gioca a carte?

Ho ricevuto da Maurizio Bonettini questa foto di alcuni amici e compagni mentre giocano a carte in cooperativa, quasi sulla via Albareto. Quello di spalle, con le bretelle mi sembra il "Calice" il nostro calzolaio. Aspetto pareri. Grazie. Eros
Quello sorridente a destra col cappello è  Bonettini Alfonso nonno di
Maurizio. Forse si riconosce anche Giancarlo Cuoghi e di spalle il Calice. In ogni caso li riconosco tutti o quasi, ma non riordo i nomi. Peccato!
 

Da Picarein in viaggio con le persone e le immagini - Maurizio Bonettini


Ho ricevuto da Maurizio Bonettini, che ha vissuto ed abitato da Picarein per diversi anni con la sua famiglia, alcune foto molto belle. E lo ringrazio. Vita alle scuole elementari di via Attiraglio e squarci della casa Setti da noi chiamata Ed Picarein che prende il nome da una famiglia che ha abitato li tanto tempo.
Queste alcune immagini di vita nei dintorni  D’Picarein, con i suoi anmici e la sua famiglia

 
Savigni Maria (con fazzoletto) nonna di Maurizio e Clementina;
sotto al portico di casa Picarein

Maurizio
 
Maurizio nel cortile con Loris Mostura. Sullo sfondo Via Attiraglio non asfaltata e la casa di Bezzecchi


Carnevale presso l'asilo Corassori (ex asilo Costato) 2-03-1965
Sempre immagini del carnevale con Maurizio, Loris e Franco
 
: case di proprietà del Mulino di fronte a casa Picarein al di là
del canale Soratore

 
veduta su via Attiraglio e il canale Soratore. A destra casa di
Federzoni e sullo sfondo a sinistra casa Bezzecchi

 
Arriva la neve in riva al canale
Sullo sfondo casa Federzoni
Chi sarà quello spalatore?
 
sulla sinistra si intravvede l'inizio della stalla dietro casa
Picarein 
 
Giardino nel cortile di casa Picarein
 
Ponte sul canale Soratore di via Attiraglio

  
 
ciò che la piena del canale ci regalava
In lontananza i Mulini Nuovi e la cooperativa
 
Cortile interno di casa Picarein 
La porta a sinistra era l'entrata della fonderia, si Fonderia con cui tutti i condomini  ( cosi detti camarant) di Piccarini hanno convissuto pèer anni respirano ogni ben di dio
 
Il portico dall'interno di Casa Setti ( D'Picarein)
 
 

DA PICAREIN, ( casa SETTI), un ricordo di MAURIZIO BONETTINI a scuola

 
Maurizio Bonettini, che ha vissuto ed abitato da Picarein per diversi anni con la sua lia, mi gira queste foto molto belle della scuola, di via Attiraglio dove, spero, che alcuni potranno rivedersi, come Maura Ronchetti o Masinia che abbiamo riconosciuto.Casa Setti, o D'Picarein, prende il nome da una famiglia Piccarini che ha abitato li tanto tempo.
Ecco alcune foto dalle scuole elementari di via Attiraglio


1° elementare,  (‘60-’61) 


2° elementare,  (‘61-’62)

4° Elementare   (‘63-’64) 

5° elementare,  (‘64-'65)  


 
Quello che resta oggi di quella scuola, spesso occupata da alcuni centri sociali.


 





martedì 23 ottobre 2018

BRANDOLI LUCIANA, figlia di Pirein, che gestiva la " Baracchina"mi scrive questa bella lettera

Caro Eros, ti mando queste tre foto dei nostri Mulini Nuovi.......TANTI SALUTI LUCIANA..

Cara Luciana, ti auguro ogni bene...TANTI SALUTIO A TE

Questa la lettera di Luciana




Siamo nel 1042.  Luciana quindi a circa 6 anni, in bicicletta, sulla via Attiraglio. I bimbi sono tua zia Carla re Remo artioli....il piccolino seduto è Arrigo Francia. La casa che si intravede alle mie spalle è stat bombardata nel 1943...rasa al suolo
 
Davanti alla scala di casa di mia nonna Teresa Pirein , il babbo di Luciana che gestiva la "Baracchina" con la Lidia sua moglie. Pirei aveva l'orto dove c'era la fontana di frionte alla lavanderia la cosi detta "bugadera"
 
Luciana e il piccolo Arrigo Francia. La casa che si vede bene, oltre il ponte, era la mia. La struttura più bassa era la lavanderia ( la bugadera). Prodeguendo si arrivava alla Cirenaica, passando dalla falegnamertia Baroni. 
 
 
 
Quando vestivamo alla marinara....Siamo di lato alla "baracchina", dove ci sono due robinie cha ha piantato Pirein. sulò canale per fare ombra alla baracchina stessa. Siamoi io, Stella Varini, figlia di quello che suonava la fisarmonica..Deanna Luppi e Daniela Fantoni figlia della Rosanna che abitava nel nostro cortile.